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La prima volta che ho incontrato il teatro non l’ho riconosciuto. Ma lui mi ha seguita sornione tra i vicoletti di Santa Maria in Trastevere e arrivata a Campo dei Fiori ero già perdutamente innamorata. È il 1984, Roma per me è generosa e sensuale, decido di seguire le voci e le visioni che si affollano nella mia giovane e fragile mente e creano ingorghi più spaventosi di quelli del Grande Raccordo Anulare. Giro a sinistra, salgo le scale, e dentro il Fontanone del Gianicolo trovo la Scuola di Teatro della compagnia Circo a Vapore di Emmanuel Gallot Lavallée. Decido di passare lì il resto della mia vita.
In quella scuola ho scoperto la forza del gesto e del movimento quando arrivano più chiari e potenti delle parole. Ho studiato le discipline corporee (il mimo, la pantomima, l’acrobatica, la danza, le arti marziali) che riportano l’attore ad un contatto più consapevole con il corpo, il ritmo e lo spazio.
Ho cercato il movimento in tutte le manifestazioni della vita, come si esprime nella natura, negli esseri animati e inanimati, negli elementi, nelle materie, nei colori, nei sentimenti astratti e negli oggetti concreti.
Ho viaggiato attraverso i mondi e gli stili del teatro, dalla tragedia antica fino al teatro moderno, passando dai buffoni medievali, al teatro della Fiera, al melodramma, al clown. E tutti i giorni entravo a scuola con la convinzione che avrei appreso, preso, portato via qualcosa per me, esperienza, bravura, successo, qualsiasi cosa potesse arricchire, ingrandire, accrescere il mio bagaglio. Invece durante tutto il viaggio ho dovuto continuamente abbandonare qualcosa, idee, saperi, convinzioni, fino a rimanere senza niente, terribilmente disorientata e leggera come una piuma.

Il mio primo incontro con la danza è stato quando avevo 8 anni e non avevo voglia di fare assolutamente nulla, nell’onesta più cruda di questo mondo. Ma la musica è sempre stata parte della mia vita e veder ballare le persone mi faceva stare sulla terra, mentre per il resto del tempo me ne stavo sulle nuvole. Però ballavo in camera mia, balli di fuoco, di aria, di terra e di acqua, davanti a tutto il popolo dei Gormiti, che mi incoronavano ballerino assoluto dell’isola di Gorm.
Così mia sorella mi iscrisse ad una scuola di danza, ma io volevo saltare, arrampicarmi sugli alberi, tuffarmi, volare, correre libero nel parco e giocare con i Gormiti. Ma sapevo che Lord Keryon non si sarebbe mai arreso e nemmeno io, perché la cosa più importante era ballare, portare il corpo sulle nuvole, andare a caccia di spazio, liberare il movimento, spezzare e ricucire, smantellare la realtà, ridisegnare i pensieri.
Ballo Hip Hop da quando avevo 9 anni con Lisa Brasile dalla scuola di danza Opus Ballet.
Nel 2021 ho iniziato Hip Hop freestyle alla Saywhat Hip Hop Dance Studio di Firenze con Gabriele Ledda e Krump con Rebecca Turini aka “Realz/Big Tiamat” approfondendo lo stile in stage nazionali con Daniele Damiani aka “Flacko” e Riccardo Berretta aka “Mowgli

 

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Ballo da quando ero bambina. Balli selvaggi, scalmanati e scatenati, guidata solo dalla mia immaginazione e dalla curiosità. Quando non ballavo parlavo con le fate e le fate mi rispondevano educatamente, chiedendo la parola con la manina alzata, proprio come gli avevo insegnato. Invece con le Barbie non ci parlavo, perché mi terrorizzava l’idea che si mettessero a litigare tutte insieme. Ma la maggior parte del tempo ballavo. In camera, in bagno, in cucina, ma soprattutto a casa della nonna, tra soprammobili, centrini ricamati e interi servizi di bicchieri frantumati a causa di involontari errori durante lo sfoggio delle mie performance. Ma mia nonna continuava a sostenermi, anche se gli rompevo i bicchieri e gli rubavo gli orecchini. Quando non ballavo aspettavo che Peter Pan apparisse alla mia finestra. Ma la maggior parte del tempo ballavo. Balli caotici, disordinati e confusi, ma sentivo che mi mancava qualcosa. Fino a quando un giorno, alla sagra del porcino incontrai l’Hip Hop e in quella occasione, caotica confusa e disordinata che rispecchiava perfettamente lo stato dei miei pensieri, decisi di mettermi a studiare seriamente.
Così sono diventata danzatrice, insegnante e performer.
Mi sono formata principalmente nell’ambito dell’Hip Hop, che pratico e approfondisco in tutte le sue discipline.
Ho studiato presso l’Accademia of Excellence di Porcari, la Fusion Studio di Prato e la Saywhat Hip Hop Studio di Firenze, sviluppando nel tempo un linguaggio personale che integra movimento e ricerca espressiva.
Non aspetto più Peter Pan, sono sempre confusa e disordinata, inciampo e cado ma sempre danzando.

A 5 anni sapevo già saltare da un piede all’altro, camminare all’indietro e rotolarmi nel fango, ma la mia vera specialità era la danza. Potevo ballare con ogni tipo di musica, composizione, traccia, suono di campanello, brusio sonoro, solletico musicale. Perciò non riuscivo mai a stare fermo e questo preoccupava molto i miei genitori, che decisero di iscrivermi ad un corso di hip hop. Da quel momento nasce qualcosa di completamente nuovo, che negli anni è andato sempre aumentando: un sentimento entusiasmante simile alla felicità, insieme al piacere di condividere questa passione con gli altri e di trascinarli nella mia stessa energia.
Da allora ho sempre studiato Hip Hop, iniziando con una borsa di studio alla Dance Performance School, dove ho potuto ampliare la mia formazione attraverso anche altri stili, come danza Classica, Moderna e Contemporanea.
Piano piano ho conosciuto sempre meglio la Cultura Hip Hop, ho conosciuto persone nuove, realtà nuove. Da quattro anni studio alla Saywhat Hip Hop Studio di Firenze e partecipo a stage e incontri locali e internazionali, come lo Streetly Intensive Program.
L’Hip Hop rende sopportabili anche gli ostacoli della vita, anche la paura di non farcela, anche la fatica di non riuscire a fermarsi mai, di correre in avanti, all’indietro, salire, scendere, saltare, cadere e rialzarsi!

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